Una assoluzione importante, quella ottenuta dall’avvocato Carmelo Marcello, dello Studio Legale Mgtm di Ferrara, componente della rete professionale Lpteam, di fronte al tribunale estense. Arrivata in un procedimento che, dal punto di vista dell’accusa, poteva contare sull’esito del test del Dna, ritenuto in questa ottica dirimente; una circostanza, tuttavia, che la difesa ha saputo ridimensionare e ricondurre alle corrette proporzioni, assolutamente insufficienti, pure associate ad altri presunti “indizi”, per arrivare a una sentenza di colpevolezza.

I fatti per i quali si era in aula risalivano al novembre del 2021 e si sarebbero verificati in un Comune del Ferrarese. Qui, all’esterno di uno studio legale, vennero ritrovate due cartucce da caccia. Un episodio ritenuto, dal punto di vista dell’ipotesi di reato, una minaccia e per il quale vennero indagate due persone, padre e figlio, il primo nel frattempo deceduto, così che a processo era rimasto solo il secondo.

I due indagati avrebbero avuto un lungo contenzioso con lo studio legale, legato all’utilizzo di alcuni spazi dello stabile. In seguito, poi, sui social del figlio sarebbe comparso un post ritenuto dall’accusa interpretabile come legato al “deposito” delle cartucce da caccia. Infine, il test del Dna, che avrebbe rilevato una “compatibilità” tra quello rilevato su queste e quello dell’imputato, ottenuto tramite un test del Dna. Questa la prospettazione fatta in aula dall’accusa, che aveva domandato una condanna a otto mesi.

Del tutto differente la discussione della difesa, con l’avvocato Marcello. In primo luogo, infatti, ha sottolineato come l’esame del Dna, contrariamente a quanto sostenuto dall’accusa, non avesse fornito alcuna certezza, ma unicamente, appunto, una “compatibilità”; non solo: la difesa ha anche evidenziato come, in ogni caso, il fatto che le cartucce fossero state deposte in uno spazio comune, dove anche l’imputato transitava, avrebbe potuto esporle in vari modi a una “contaminazione” da parte del Dna di quest’ultimo; infine, l’avvocato Marcello ha evidenziato con chiarezza come l’acquisizione del Dna da parte della polizia giudiziaria – in pratica un alcoltest su strada finalizzato proprio alla repertazione – fosse avvenuta senza le garanzie di legge.

Considerazioni che, unite a una attenta analisi dei presunti “indizi” di altro tipo dell’accusa, ha consentito di ottenere una assoluzione. “Si tratta di una sentenza giusta – ha commentato l’avvocato Marcello – che consente al mio cliente, che ha sempre avuto fiducia nella giustizia, di camminare a testa alta. Penso che il processo abbia dimostrato che non sempre l’estrapolazione del Dna può definirsi ‘la prova regina’”.

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