Le indagini difensive svelano il falso testamento e la circonvenzione d’incapace

Un caso nel quale, davvero, sono state decisive le indagini difensive, seguite dall’avvocato di parte civile Claudio Maruzzi, di Ferrara, dello studio Mgtm e promotore della rete professionale Lpteam.

Approfondimenti e consulenze che, assieme a quelli condotti dall’accusa, hanno consentito di ottenere una condanna per circonvenzione d’incapace che ha ricevuto il suggello finale dalla Corte di Cassazione a fine luglio 2020, con una condanna a 1 anno e 8 mesi della nipote che avrebbe prima convinto lo zio, ormai sofferente, a fare testamento in suo favore, lasciandole, in liquidi e case, circa mezzo milione di euro; poi, per portare la validità del documento al massimo livello, lo avrebbe retrodatato a un periodo in cui le condizioni dello zio non suscitavano ancora dubbi sulla sua lucidità e capacità di decidere con discernimento.

I fatti che erano contestati risalgono al 2015, mentre il testamento sarebbe stato artificiosamente fatto figurare come sottoscritto nel 2014, ossia prima che l’anziano avesse quel tracollo psicofisico che poi lo colpì. Una ricostruzione per la quale, appunto, sono state fondamentali indagini difensive, con consulenze grafologiche e medico legali. La condanna pronunciata in primo grado dal tribunale di Ferrara è stata sempre confermata nei successivi gradi di giudizio: la Corte di Appello di Bologna e la Cassazione. Sin da subito, gli altri familiari dell’anziano dubitarono di quel documento e attivarono la causa che portò, in prima battuta, al sequestro conservativo dei beni oggetto del testamento.

Le consulenze, in particolare, hanno confermato come la calligrafia e la scrittura fossero quelle di una persona che non stava bene, assolutamente incompatibili con le condizioni, ancora buone, dell’anziano alla data in cui, figurativamente, sarebbe stato scritto il testamento.

“I giudici – spiega l’avvocato Maruzzi – hanno ritenuto che la nipote abbia suggestionato lo zio, facendogli redigere un testamento a suo favore, prima del decesso, quando ormai versava in condizioni psicofisiche precarie, per poi retrodatare il documento. Ora il nostro assistito dovrebbe ereditare i beni del fratello, dopo l’annullamento del testamento fraudolento, e potrà chiedere il risarcimento dei danni al giudice civile”.

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