Finta rapina inscenata dal dipendente “infedele”: azienda risarcita

Un risarcimento sostanzialmente pari all’ammanco provocato dalla finta rapina simulata da una dipendente “infedele” con due complici. Questa la sentenza ottenuta dall’avvocato di parte civile Marco Casellato, componente della rete professionale Lpteam, relativamente a un caso che, a Rovigo, aveva destato un certo scalpore.

Tutto era accaduto a settembre 2018, nella notte tra il 12 e il 13, a Rovigo. La dipendente di una sala slot della città, sarebbe stata aggredita, poco prima dell’alba, da un bandito che, entrato col volto nascosto, la avrebbe colpita con un pugno, fuggendo poi con l’incasso, una somma non banale: quasi 70mila euro.

Le indagini dei carabinieri, però, avevano portato a una ricostruzione molto diversa: sarebbe stata tutta una finta, una rapina simulata per mascherare il furto, al quale avrebbe quindi partecipato anche la giovane donna, come parte attiva. Tre gli attori principali della vicenda: oltre alla giovane, il romeno di 30 anni, residente a Rovigo, che avrebbe materialmente eseguito la finta rapina; un connazionale di 24 anni, che avrebbe svolto il ruolo di palo e di autista; infine, un connazionale di 35 anni che avrebbe cercato di ostacolare le indagini.

Nella mattinata di giovedì 23 gennaio, il  finto rapinatore è stato condannato a 2 anni e 4 mesi di reclusione, oltre al risarcimento nei confronti della parte civile, la società cui apparteneva la somma rubata, assistita dall’avvocato Marco Casellato di Adria, di 60mila euro, con una provvisionale immediatamente esecutiva di 20mila euro. Il processo si è svolto con la forma del rito abbreviato. La giovane ha invece scelto la strada del giudizio ordinario, mentre gli altri due connazionali avevano già in precedenza patteggiato la pena.

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