Due anni di inferno in famiglia: scatta la richiesta di risarcimento

Due anni circa di convivenza, dal 2019 al 2021, ben presto divenuti un inferno, per la giovane donna, oggi neppure trentenne, vittima dei reati contestati dall’accusa a carico dell’ex compagno. Due le ipotesi di reato formulate dalla Procura, che ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato. In primo luogo, i maltrattamenti.

“Perché, quotidianamente per motivi di gelosia – recita il capo di imputazione – maltrattava la sua compagna, con cui ha convissuto dal novembre 2019 al febbraio 2021, offendendola ed umiliandola, chiamandola sempre ‘puttana’, anche di fronte ai figli minori della donna, accusandola di avere interesse per altri uomini e picchiandola con calci e pugni; inoltre la sfruttava economicamente costringendola a dargli i soldi dello stipendio (visto che lui era nullafacente)”

Quindi, le lesioni personali, frutto delle aggressioni.

“Perché, in occasione della commissione del delitto di cui al capo che precede, con la condotta meglio descritta alla lett. b), cagionava alla compagna convivente lesioni personali consistite in ematomi sulle braccia e sul volto dalle quali derivava una malattia nel corpo giudicata guaribile in giorni 7 (sette). Condotta aggravata per essere stata commessa in occasione della commissione del delitto p. e p. dall’art. 572 c.p.”.

La giovane donna e madre ha deciso di costituirsi parte civile nel procedimento, seguita dal difensore di parte civile Marco Casellato, componente della rete professionale Lpteam. Ha deposto nel corso dell’udienza di giovedì 10 novembre, di fronte al Collegio di Rovigo. Una testimonianza drammatica, resa in un contesto protetto e che ha profondamente provato la ragazza. Al di là di quanto descritto nel capo di imputazione, la giovane ha dovuto ripercorrere un lungo periodo di umiliazioni e vessazioni, di ogni tipo.

Il compagno, infatti, avrebbe preteso la consegna degli stipendi, non facendo nulla, minacciando in continuazione la giovane, vietandole di “farsi le unghie”, offendendo lei e i genitori di lei, anche con minacce di morte. Sarebbe stato affetto da una gelosia morbosa, che lo avrebbe portato a insultare, minacciare e picchiare la giovane anche quando lei, a suo avviso, aveva semplicemente “guardato un uomo”. In una circostanza la avrebbe costretta a denudarsi per poi filmarla col cellulare chiamandola “puttana”. La avrebbe picchiata dopo un rapporto sessuale, sostenendo che stesse pensando a un altro. Sono numerosissimi, i comportamenti compresi nel capo di imputazione che descrive i maltrattamenti.

Nella costituzione di parte civile, in particolare, si domanda il risarcimento non solo dei pesantissimi danni non patrimoniali, “in conseguenza dei gravissimi turbamenti e pregiudizi psicologici patiti dalla vittima a causa del comportamento dell’odierno imputato”, ma anche di quelli, importanti, patrimoniali, provocati dalla pretesa dell’imputato di essere mantenuto: “per tutti i costi – scrive l’avvocato Casellato nella propria costituzione di parte civile – affrontati dalla persona offesa nel provvedere al sostentamento suo, oltre che dei due figli minori, essendo l’imputato nullafacente e non contribuendo minimamente al ménage famigliare, anzi costringendola a lavorare per dare poi a lui i soldi dello stipendio che percepiva”.

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