Caso Pfas, tocca ai danneggiati

Entra nel vivo il processo per il caso Pfas, relativo ossia alle sostanze che avrebbero avvelenato l’acqua nel Vicentino, provenienti da una azienda di Trissino. Processo che coinvolge 13 imputati e l’azienda Miteni. Un caso che ha avuto rilevanza nazionale e per il quale l’udienza preliminare è in corso in Tribunale a Vicenza.

Le accuse ipotizzate sono pesanti: disastro e avvelenamento delle acque. Quest’ultima fattispecie prevede, in caso di rinvio a giudizio, la competenza della Corte d’Assise. E’ uno dei processi di maggiore importanza a livello nazionale attualmente in corso. Secondo la tesi accusatoria, residui di lavorazione dell’azienda sarebbero filtrati sino a portare all’avvelenamento della falda acquifera.

Nella giornata di lunedì 11 novembre, sono state avanzate le richieste di costituzione di parte civile. Ben rappresentata la rete professionale Lpt, con ben tre avvocati – Cristina Guasti, Matteo Ceruti e Marco Casellato – che seguono quasi un centinaio di persone. Sia mamme che fanno parte del gruppo “Mamme No Pfas”, che genitori comunque preoccupati per i figli minori, per quelli che potrebbero essere su di loro gli effetti a lungo termine di questi inquinanti penetrati nella rete idrica.

Hanno poi chiesto di potersi costituire parte civile anche Arpa Veneto, la Regione del Veneto, numerosi ex lavoratori, il sindacato Cgil e associazioni ambientaliste, oltre alla Rete Gas Vicentina, facente parte dei Gruppi di Acquisto Solidale e da tempo in prima linea in questa emergenza.

L’udienza è quindi stata aggiornata al prossimo 25 novembre, quando dovranno essere avanzate eventuali riserve delle difese sulle richieste di costituzione di parte civile, per poi passare alla discussione.

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